Una terza via

Riguardo alla serie tv sudcoreana  Squid game prodotta da Netflix, un’amica mi pone alcune annotazioni educative. In ogni caso, resta valida la motivazione critica con cui affrontare ogni tema con i propri figli, o nel caso di ambiente scolastico, con i propri alunni affinché nulla sia escluso, ma piuttosto sviscerato col giusto approccio critico.

Squid Game

È indubbio che la serie in questione pone lo spettatore (adulto o giovane) di fronte a temi “forti”. In una società in cui imperversa la povertà e il debito in grandi quantità, viene proposto, ad alcune persone prescelte per il forte livello di difficoltà economica, un gioco mortale. Si tratta di una serie di sfide imperniate sugli innocenti giochi dei bambini. Perché la tentazione di parteciparvi? In una società in cui la sola misura di successo è il denaro, l’ignoto propositore fa leva proprio sulla forte difficoltà economica, ovvero sulla disperazione delle persone. Il montepremi, infatti, è milionario, ma chi perde viene violentemente trucidato. In pratica, la riuscita della vita attraverso un gioco si rovescia nel “gioco della morte”.

Lettura critica

Pertanto, in termini educativi, appare buona cosa accompagnare la visione ad una analisi attraverso alcune considerazioni. Squid Game coglie in pieno lo spirito di questo tempo in cui ci hanno abituato a puntare sul prioritario obiettivo di “rimanere a galla”. Un po’ come il vecchio gioco della sedia. Quando la musica si ferma, bisogna a tutti i costi accaparrarsi una sedia e si sa già che un giocatore resterà senza posto precipitando tra i loser (i perdenti, i rifiuti, gli scarti). Squid Game rappresenta in maniera cruda come abbiamo trasformato l’attuale società che divide gli esseri umani in “WINNER” e “LOSER”, imponendoci delle regole di ingaggio cruente e fratricide. Di conseguenza, la fratellanza si rovescia in spietata competizione. L’empatia non può avere spazio perché per vincere bisogna abituarsi a una cieca indifferenza. La solidarietà diventa una scelta da perdenti. Squid Game è la morte della comunità di persone: essa è sostituita da una comunità di “giocatori” in cui l’unica certezza diventa “può vincere uno solo”, ovvero “perderemo tutti”.

La terza via

Esiste una terza via per vincere tutti, ma la serie tv non la rappresenta. C’è la possibilità della cooperazione empatica fra persone. Per formare una società che può evolvere, allo spietato individualismo, va sostituito il prendersi cura dell’altro.  Alla vita in formato “competitivo” a tutti i costi, può essere riproposta la cooperazione dove non importa l’apporto di ognuno, ma conta l’edificazione di una società più umana. Il sociologo Beck: “il problema del nostro tempo è che ci ostiniamo a cercare soluzioni individuali a contraddizioni sistemiche”.

Qualche riferimento

Pensare che la serie tv in questione rappresenti una realtà di sola fantasia oppure problematiche sociali del versante asiatico è erroneo. “Si pass e no pass” per restare all’attualità Italian dei nostri giorni rappresenta uno dei tanti criteri di dividere la gente e lasciarli scannare fra di loro. Aver creato famiglie sempre più in affanno, costante italiana da diverso tempo, permette una sorta di “eliminazione” fra la gente. Quelli “sbagliati” sono quelli che si rifiutano di “giocare” a questo gioco perverso e vorrebbero scegliere (come accade in Squid Game) di non parteciparvi.

Rosario Galatioto


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