Trasformisti
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In questa attuale delicata fase di governo spuntano fuori appellativi significativi che dimostrano la tendenza (a sinistra) a inventare una lingua del tutto nuova. Nuove parole, nuove significati, il vocabolario che il Pensiero Unico impone si diffonde attraverso i media affinché la popolazione impari.

Appellativi

In questi giorni sono venuti fuori i “pontieri”: secondo la neolingua sinistroide, coloro che costruiscono ponti di pace fra le fazioni litigiose. Dopo, sono venuti fuori i “responsabili”, quelli che con alto senso della patria (di una patria però monocolore, ovvero arcobaleno, lasciatemelo dire, mi piaceva l’ossimoro) si muovono per non far cadere un governo con trazione a sinistra, diversamente dai “traditori della patria” che invocano una cosa strana, magari pure insensata e folle: la democrazia e il rispetto dell’iter costituzionale. Infine, i “costruttori”, quelli che positivamente si muovono per far risorgere questo governo oppure un altro uguale, basta cambiare qualche virgola e “andrà tutto bene”.

Trasformisti

Una lingua nazionale già esiste e persino da diversi secoli: la nostra cara lingua italiana. Questi fatti recenti hanno già dei nomi, non occorreva cercarne altri. Questi signori (pontieri, responsabili, costruttori) il cui comportamento politico si vuole a tutti i costi ammantare di vesti eroiche e nobili, si chiamano (nel modo educato previsto dalla lingua italiana) trasformisti. Se preferite un linguaggio più popolare calzerebbe altrettanto bene il termine di “bandieruole”, “voltagabbana”. Io preferisco definirli “core di puttana”.

Confronto fra lingue

Ricapitolando: nella neolingua “unichese”, chi da tempo fa presente che gli elettori vorrebbero tutt’altro che questo governo sono persone poco perbene, i sovranisti. Che strano, secondo il “patto sociale” che sta alla base di questa costituzione democratica il popolo sarebbe proprio così: SOVRANO. Nel momento in cui il leader di Italia Viva (costola e stampella di questa compagine) ha osato alzare il dito per dire che la democrazia prevede tutt’altro rispetto a ciò che questo governo sta facendo, viene dipinto da traditore della patria, reietto in tutti i social in cui il “Sistema Unichese” ha da tempo posto il suo sigillo, ovvero il “politicamente idiota” (sistema per diffondere il Pensiero Unico e per istruire la gente comune all’uso della neolingua).

Un “diversamente uguale”

Un caso a parte, seppur della stessa specie, è quello che riguarda la nostra più alta istituzione: Il Presidente della Repubblica. Chiamiamole magari “giravolte discrezionali della Costituzione”. Senza andare troppo indietro nel tempo (noi che apparteniamo alla schiere dei “non perbene”, abbiamo l’amabilità di dimenticare), nell’estate del 2019, Sergio Mattarella non concesse a personalità del centrodestra (che risultò prima coalizione nelle ultime elezioni) di tentare di esplorare per verificare se avesse la maggioranza. In quella circostanza, niente ricerca di “responsabili” o “costruttori”. Stupì allora l’uso della discrezionalità presidenziale: il naturale sbocco delle esplorazioni dovrebbe andare verso le ultime espressioni di voto. Invece no: governo giallorosso, con giravolta dello stesso Presidente del Consiglio. Mai un pressing presidenziale verso le Camere (espressioni del popolo sovrano). Anche solo pochi giorni fa, col piglio costituzionalista aveva fatto notare “no a maggioranze traballanti”, salvo poi lasciare il tempo a Giuseppe Conte di trovare la quadra fosse anche per un solo senatore che garantisca la maggioranza.

I responsabili

Dopo il matrimonio politico più improbabile a cui abbiamo assistito (le due coalizioni perdenti che avevano sempre dichiarato di odiarsi) ci si chiede chi sono questi presunti responsabili? Dalle dichiarazioni degli stessi si tratta di ex appartenenti al M5S, finiti nel gruppo misto. I responsabili sono “i senza partito”, pertanto. Nessuna specifica ideologia, quindi possono stare con chiunque.

Mentre le attività chiudono, loro sanno ben come  tirare a campare.

Rosario Galatioto

Ipocrisia governativa

La regola del paradosso

 

 

 

 


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