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Riprendo un’osservazione che mi è stata mossa riguardo alle considerazioni del post “Che educazione“. In effetti, mi si fa notare che il sistema necessita di una differenza di potenziale tra gruppi antagonisti. Pur che si rimanga all’interno del sistema, è esso stesso ad offrire entrambi gli schieramenti affinché i gruppi stessi si scontrino e generino quell’energia necessaria che servirà proprio a gestire il medesimo popolo che nel frattempo continuerà imperterrito a arrovellarsi su cosa è giusto.

Divide et impera

Possono variare gli “antagonisti” ma il criterio permane uguale: continuiamo a scontrarci sul possibile optimum quanto è proprio questo che il machiavellico orwelliano sistema vuole. Divide et impera dicevano i latini, dividi e comanda, idea largamente ripresa in seguito da Luigi XI di Francia che argomentava “diviser pour régner”. Il miglior espediente di una tirannide (in questo caso invisibile) per controllare e governare un popolo (in questo caso ogni popolo della terra) è dividerlo in fazioni, provocando fra essi rivalità e fomentando discordie.

Social

Ogni social ha avuto un ruolo fondamentale in questo processo: condensa in sé l’effetto moltiplicatore, giocando sul bisogno psicologico di ciascuno di pervenire ad un luogo, fisico o virtuale, in cui mettere in atto il proprio sfogo. La bagarre politica, pertanto, non è più chiacchiera da bar o circoli; può continuare in qualunque ora di ciascuna giornata e ovunque ci si trovi. Di conseguenza, i social, utilizzati in buona parte con questa finalità, hanno abilmente soffiato sul fuoco del “divide et impera”, facendo si che le questioni sollevate dagli schieramenti potessero occupare la totalità dell’interesse della gente. Gli imperatori romani avevano ben pensato al perdurare continuo dei giochi nell’arena per distrarre il popolo dalle penurie; in tempi più recenti, i comitati sportivi hanno agito invadendo la sfera privata bypassando la relegazione del calcio alla sola domenica pomeriggio; i gossip scandalistici, le mode, le tendenze catturando gli interessi di ciascun altro; ma i social, con l’adesione trasversale senza distinzione di sesso, età e popolazione, senza neppure più la concentrazione in poche fasce orarie della giornata, hanno massimizzato la cattura di tempo e energia di ciascuno. Global System Control raggiunto. 

Dubbia filantropia

Non mancano le azioni distruttive sul piano meramente terreno. Il sistema necessita di forme di controllo su ciascun livello. Le politiche di Soros, per esempio, e la rete mondiale da lui messa in piedi (il denaro investito è secondo solo a quello investito dai coniugi Gates) mirano al sopraddetto controllo globale, quasi al pari di un dio che si diverte a spostare pedine sullo scacchiere mondiale e vedere cosa accade. Dopo la speculazione finanziaria da lui condotta  col fondo Quantum contro lira e sterlina, che distrussero le economie europee e gli procurarono una quantità ingente di liquidità, Soros ha preteso condurre le sue successive guerre segrete: da lui discende la politica di “terapia d’urto” elaborata da Jeffrey Sachs che prevedeva inspiegabilmente un improvviso periodo di austerità monetaria e neoliberismo predatore. Dall’inizio del 1990 questo gli ha consentito il controllo dell’Europa fino ai nostri giorni, con l’imposizione di una regola (senza alcun fondamento) del rapporto deficit/PIL non superiore al 3%. Questo fenomeno non ha portato ad alcun miglioramento se non al solo controllo del fenomeno inflazionistico, dato che l’occupazione e la produzione non è mai decollata. 

Esempio giapponese

Stupisce ancora di più l’inconsistenza assoluta di tali regole, spacciate per verità sacrosante, quando il Giappone da due decenni presenta il rapporto deficit/PIL pari al 236% che favorisce l’occupazione, i consumi e le produzioni del paese. Nonostante le teorie economiche direbbero che il tasso di inflazione giapponese dovrebbe essere alle stelle con lo stallo del controllo dell’autorità sulla crescita dei prezzi di ora in ora (come accaduto in paesi sudamericani), in realtà si è registrata nel medio periodo, un’inflazione intorno all’1% con una sola debole fiammata (3%) nel 2014, dovuta all’aumento dell’IVA.

La ricetta economica

Il sistema giapponese regge per una fiducia assoluta verso il proprio paese. Il debito è detenuto quasi interamente dalle stesse banche giapponesi che accettano rendimenti pressoché nulli. Questa forma di autarchia economica (da noi chiamata sovranismo con assoluto disprezzo) rispetto al resto del mondo ha permesso al paese con debito più alto del mondo di sostenere il la transizione demografica estrema verso una società sempre più anziana, dato il rispetto sacro verso ogni generazione che precede.

Il sistema Soros

Stop al corsaro Soros

Il sistema Soros decise di porre in ginocchio l’Europa; col medesimo piano venne distrutta l’economia militare-industriale sovietica (Piano Chataline) e mira attualmente alla distruzione del sistema statunitense (800 milioni di dollari investiti da Soros per fare avanzare la democrazia e la riforma progressista negli Stati Uniti). Non stupisce, quindi, l’attacco intensificato ai sovranismi europei anche tramite le funzioni mediatiche di personaggi chiave del giornalismo. Nell’autunno del 2018, accadde, per esempio, quello che è passato alla storia (seppur recente) come “lo strano caso del Corriere della Sera sorosiano”. Fubini, allora vice direttore, fece pubblicare, senza alcun fondamento, la notizia di procedura d’infrazione UE contro l’Italia, al solo scopo di destabilizzare i mercati finanziari.

Cancellazione culturale

Le manovre si estendono a più livelli: le spinte per trasmigrazioni di massa con i finanziamenti ai gruppi “no Borders” d’Europa, la cancellazione dei valori fondanti la cultura europea con la sostituzione di altra cultura (islamica), fino ad arrivare alla sostituzione fisica vera e propria dei popoli europei che rinunciano sistematicamente a mettere al mondo figli, rimpiazzati, come sostiene cattedraticamente la signora Bonino, dalle generazioni provenienti dai paesi africani, manifestano palesemente il tatticismo di chi gioca a fare il padrone del mondo, prima di arrivare alla fine dei suoi giorni.

Uomini di chiesa

Tale gigantografia rappresentata appare complessa e mostruosa, tant’è tortuosa. Coinvolge i punti chiave che muovono le persone. Non potevano mancare uomini di chiesa che smettessero di sposare il Vangelo per mettersi al servizio delle ideologie sorosiane. Mons. Vincenzo Paglia, arcivescovo e presidente della pontificia accademia per la vita, esterna il suo pensiero che inquadra in un Nuovo umanesimo che punta al villaggio globale, dove nessuno ha più diritto di erigere muri o di costruire steccati. In questo “nuovo mondo” sorosiano privo di singoli stati, finalmente un unico potere centrale potrebbe realizzare la felicità degli uomini. Ma non richiama un pò troppo l’orrore dispotico descritto da Orwell?

Domande o risposte?

Qualche domanda sorge. Soros ha costruito un mondo in cui la finanza si pone al vertice e la utilizza per distruggere la civiltà umana. In una società etica, non dovrebbero esistere speculazioni che impoveriscono le genti. In una società etica, la finanza sottostà all’economia, e quest’ultima alla filosofia morale. Ogni sistema economico ed ogni istituzione, per aver senso, dovrebbe perseguire il bene degli uomini, non ridurli in schiavitù. L’esperienza fallimentare dell’Europa Unita è diventato un abominio che si autoalimenta, utile a coprire un siffatto piano perverso. Non ci sono ragionamenti da fare: è un dato accertato che il sistema europeo ha impoverito i popoli consociati. Pertanto, non funziona.

Eppure, una domanda (o risposta?) a Vincenzo Paglia la darei: visti questi esperimenti falliti, prima di parlare di abbattimento dei muri fra stati, perché non comincia a far abbattere quelle vaticane?

Sempre delirio della “corda pazza”?

Rosario Galatioto

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