Storia da consumatore

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Storia da consumatore

Questa è una storia da consumatore, una mia personale storia di questi tempi, una di quelle che segna quanto io mi senta a disagio in questo vortice di tempo, o che forse attesta che, alla mia età, il passo del sistema non è più il mio.

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Il fatto

Vi racconto questa storia così per com’è avvenuta, lasciando a voi l’eventuale amaro in bocca e tenendomi il mio che non s’attenua. Roba da conviverci e basta. Quattro anni e mezzo fa circa, s’e’ guastato il televisore di casa. Non era vecchio, ma semi obsoleto per certe funzioni tecnologiche. Abbozzammo nella situazione e decidemmo uno di quei grandi passi della casa: televisore nuovo! Una giornata estenuante, c’era il rischio che ci buttassero fuori da quel centro: mattina e pomeriggio trascorsi a valutare tv, prendere misure, calcolare ogni aspetto dell’investimento. Prima della chiusura, optammo per un televisore di ultima generazione da comprare a rate: un investimento per la famiglia da ammortizzare nel tempo. Dato il costo, accettammo anche l’estensione della garanzia (2 anni + 2), non sia mai che capiti qualcosa mentre lo stiamo ancora pagando!

Oggi

Sta per arrivare il quinto Natale, e’ scaduta la doppia garanzia da pochi mesi e il televisore si guasta. Pazienza, capitano i guasti, si aggiusterà, così mi si impone d’istinto il pensiero che ritengo pacifico, fin troppo ovvio. Porto la tv presso il centro assistenza e dopo meno di ventiquattr’ore ricevo la chiamata del tecnico: non vuole neppure parlarmi della riparazione: “Se lo venga a prendere”, mi dice. Non capisco. Io vorrei che lo riparasse, era questa la finalità no? Mi spiega che non sta a dirmi il costo della riparazione, non ne vale la pena, fiato sprecato. Il tempo gira troppo in fretta, oppure sono io ad essere diventato lento: non capisco davvero. Come stufo o irritato dalla mia incapacità di comprendere, mi dice a chiare lettere che la riparazione costerebbe 1676,00 euro. Il televisore lo abbiamo comprato 2940,00 ma oggi vale molto di meno. Ergo, non conviene ripararlo. Rimango a bocca aperta: avevo solo segnalato che non si accendeva…

Indomito

Ho difficoltà a realizzare che si debba “buttare via” un televisore che era “di ultima generazione” solo 4 anni fa. E’ ancora molto attuale, poco e’ cambiato nella tecnologia disponibile. Mi decido a contattare la casa madre, sono certo che una soluzione debba esserci. Molto solerte, il servizio clienti risponde alla mia mail dopo meno di un’ora. In quest’era, le comunicazioni non si fanno attendere: le brutte notizie viaggiano veloci.

Onorabilità

Voglio precisare una cosa: ho chiara conoscenza dei meccanismi economici, finanziari e delle politiche aziendali. Ma va detto anche un altro piccolo dettaglio: le medesime teorie aziendali precisano (siamo nell’abc dell’economia d’azienda) che oltre agli obiettivi di profitto che fanno capo a ciascuna, sussistono interessi della collettività, dello Stato, dei fornitori ed infine dei clienti. Tutti hanno interesse che l’azienda lavori bene: lo Stato per le tasse, i fornitori per i pagamenti puntuali, la collettività del territorio per il prestigio del territorio stesso; infine il cliente per l’affidabilità dei prodotti che compra. L’onorabilità dell’azienda, pertanto, va decisamente oltre la metà logica del profitto tout court.

Il servizio clienti

Poca psicologia, non c’è dubbio. Non lo so chi hanno assunto alle relazioni sociali, in quel caso. La risposta che ottengo e’ strafottente: per quanto io non scriva nulla riguardo al procedere in sede legale (non m’interessa ed e’ ovvio che non ne avrei titolo), mi vedo indicare il referente nel caso io volessi seguire quella via. Si specifica che io non ho diritto a lamentarmi perché “e’ scaduta la garanzia”.

Mondo a due velocità

Storia da consumatorePreferisco prendermi tutta la colpa: sono io a non viaggiare alla stessa velocità del sistema. O quantomeno siamo su binari diversi, viaggiamo verso direzioni non intersecantesi. Questo consumismo a tutti costi mi opprime anche quando io cerco di mantenermi fuori da questo gioco.

Il mio diritto

Ho risposto al servizio clienti. Non per ottenere qualcosa, quello era escluso già prima, ne ero pressoché conscio. Ma perché alla base e’ stato leso un mio diritto. Il diritto del cliente. Non quello contrattuale, si badi bene. Quello per il quale mi spetta che la transazione avvenuta quattro anno or sono sia stata corretta. Non solo in quel frangente, ma nel tempo. Non ho nulla da pretendere, sia chiaro. La parte sbagliata non è il guasto fuori garanzia, ma che io non abbia la possibilità di ripararlo. Il mondo produttivo e’ paradossale, non segue più l’umano. Il ricambio costa più dell’intero. L’onorabilità e “il buon nome” dell’azienda non rientra nelle clausole di contratto. Ma conta decisamente di più. Quel tizio del servizio clienti non lo contempla, magari pensa di aver evaso una scocciatura in più. Nobel allo zelo, bocciatura all’etica.

Mi è’ stato tolto il diritto a prendermi cura delle mie stesse cose. Questa è la mia triste storia da consumatore. Ed io non ci sto.

Una corda pazza avulsa dal consumismo

Rosario Galatioto

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Rosario Galatioto

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