Squid game

Squid game, la serie tv Netflix più vista di recente. Il lavaggio del cervello del politically correct è sempre più forte: anziché tentare una comprensione al messaggio che ci proviene dai paesi asiatici, ci si preoccupa della censura.

Preoccupazione europea

Un amico mi sottopone un post: https://www.greenme.it/vivere/costume-e-societa/squid-game-mania-bambini-emulano-serie/ La prima cosa che mi viene in mente è che quando abbiamo visto la serie in famiglia (presente un adolescente di 13 anni), le “preoccupazioni” emerse in quel post, non ci hanno completamente riguardato. Come mai? Siamo forse più bravi della media delle famiglie? Non credo si tratti di questo.

Rilettura d’infanzia

Quando ero ragazzino, o adolescente se preferite, c’erano in tv anime come “Goldrake” e “Mazinga Z” e film quali quelli di Bruce Lee o western alla John Wayne. Eppure nessuno di noi ha mai pensato, d’istinto, che quella violenza andasse emulata. Ricordo di un caso singolo in cui un ragazzino che praticava arti marziali, venne in piazza e picchiò un coetaneo. Tutti quanti lo isolammo e facemmo in modo che la famiglia e l’istruttore sapessero. Violenza contenuta e spenta in poche battute.

Social

La corruzione dei percorsi mentali, a mio avviso, avviene sui social. Le stupide emulazioni si diffondono nel virtuale della rete. Il pericolo si annida in quei contenitori che presentano rappresentazioni falsate della realtà, in cui viene esaltata la parte più stupida, amplificato il vuoto di valori, presentate la pornografia e la violenza come atti normali e  comuni, e nessun cenno serio al senso della vita o all’importanza di riempire il contenitore “coscienza”.

Teche RAI

Sabato scorso, abbiamo guardato per caso, attraverso le teche di RAIPLAY, il “Sanremo” del 1970. Mio figlio si meravigliò che ogni canzone trattasse dell’amore. È stato un tuffo nel passato, fatto con istintivo senso critico. È servito a vedere nei dettagli come era la società cinquant’anni fa, dove il massimo struggimento riguardava l’amore e dove i testi erano formati da frasi di senso compiuto, piuttosto che sincopate. Emerge spontaneo il confronto: molti testi odierni parlano di violenza, scopare (non fare l’amore), sballo e via dicendo.

Squid Game

Si tratta di una serie Tv coreana che, senza troppi filtri, rappresenta la corruzione odierna dell’animo umano. L’avidità più forte della solidarietà. Ma rappresenta anche uno spaccato di quel specifico angolo di mondo in cui il debito dei singoli e’ molto elevato e comune (chiede un prestito, pare, sia diventato più comune di bere un caffè’), segno di un sistema economico che ha fallito, che non è a servizio della gente. Oggi, qui e altrove (in Asia per esempio), non esiste più un’economia umana, a servizio dell’uomo. C’è un “mostro” che funziona per i fatti suoi e tutti noi, resi schiavi, siamo al suo servizio.

Politically correct

Quale è pertanto la scelta del politically correct? Facciamo crescere i nostri figli in maniera asettica, non raccontiamo loro del marcio della società, non mostriamo violenza perché potrebbero emularla? Più correttamente, perché non filtrarla con un adeguato senso critico? Il politically correct ci vuole sempre più stupidi, asserviti, deprivati di coscienza e in questo i social fanno la loro grande parte veicolare. Il politically correct come una ambiente privo di tutto, pure dei significati.

Ritorniamo a usare la coscienza, piuttosto, il miglior antidoto a ogni stupidità. Il vero pericolo e’ il vuoto, non la realtà.

Rosario Galatioto

 


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