Se mai

Se mai
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Le lingue parlate consentono un uso molto ampio di espressioni che abbreviano il nostro modo di esprimerci. Sono espressioni di uso comune, espressioni semplici, usate molto spesso con distrazione, perdendo il senso interiore del loro significato. Sono come scorciatoie del parlare, manifestano sentimenti o sensazioni forti condensate in brevi espressioni, una sorta di shortlink del linguaggio.

Forza comunicativa

Ci rifletto su e mi domando quanta forza comunicativa in realtà poniamo sul loro uso, mi chiedo se nel tempo si sia smarrito l’attenzione a soppesare come ci manifestiamo verso l’esterno. 

Anche se

Preciso che mi riferisco ad espressioni davvero comuni: “anche se” per esempio restituisce una idea di negatività o chiusura. qualora anche accadesse quell’evento auspicato, la decisione permane l’altra, quella collegata alla logica opposta. Un diniego molto forte contenuto in due semplici parole. A volte è persino un ostentare la chiusura, quasi un dispetto o una manifestazione di potenza, un uso, o abuso di discrezionalità.

Se mai

Ci sono poi altre brevi espressioni che invece svolgono un lavoro opposto a quello sopra descritto. “Se mai”, per esempio nega a monte la possibilità di un evento. Sembrerebbe un’altrettanta visione pessimistica degli eventi futuri, ma contiene in sé una debole speranza. C’è una tensione verso il positivo, ci sembra impossibile un accadimento, non vorremmo crederci, stiamo quasi per arrenderci, ma manteniamo accesa quella luce. “Se mai” è un viaggio nella fiducia, una sorta di adesione ad un destino iscritto dentro di noi.

La negazione della realtà

Probabilmente potrei essere giudicato debole, o quello che affermo viene etichettato come semplice idealismo, magari è pure convenienza, ma preferisco trovare il senso nelle cose, il loro rimando ad un motivo, nella loro essenza ultima, precostituito. Non una idea romantica, piuttosto preferisco aderire ad una visione semplicemente sensata. Il nichilismo con la sua impossibilità interpretativa di ogni realtà mi annienta, toglie il respiro e non porta neppure a quell’edonismo che quantomeno punta ad un piacere, seppure effimero.

Guardando la morte

Interminati spazi e sovrumani silenzi

Perché Leopardi è da considerarsi un grande poeta? Perché è il maestro delle condensazioni di linguaggio con un immenso significato interno. Questa è la poesia. “e mi sovvien l’eterno, e le morte stagioni, e la presente, e viva..” E’ sufficiente guardarla la realtà per intuire il senso dell’esistenza. A Leopardi bastava “una profondissima quiete” stando a guardare quegli “interminati spazi” per sentire quel l’irrefrenabile moto dell’animo. E accade proprio che “il con si spaura”.

Negazione della felicità

Non voglio crederci, mi è piuttosto inconcepibile crederci, ma negarsi la possibilità di una commozione, di una letizia che si accende dentro sé stessi, mi appare come un comportamento contro natura. Costringersi alla superficialità di colui che sopravvive a sé stesso in una totale immensa assenza di significato, mi si configura come una ostinazione che resiste forzatamente alla felicità.

Per quanto mi riguarda, preferisco tenere vivo quell’intuito, quella possibilità, quel “se mai” perché come ci tramanda Leopardi “il naufragar m’è dolce in questo mare”.

Rosario Galatioto

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Rosario Galatioto

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