Saggezza di mia zia

Cancellare

Capita durante l’anno che mia madre venga a trovarci dove abitiamo. Poi ritorna dalle sue parti e mia zia, sua sorella, immancabilmente le chiede: “Ma che chiese hai visitato?”. Dopo quella volta, mi sono impegnato a privilegiare le visite ai luoghi di culto, durante i soggiorni di mia madre. All’inizio, avevo sorriso rispetto a quella domanda diretta, apparentemente inconsueta di mia zia. In questi giorni mi è ritornata alla mente. Saggezza antica, quella di mia zia, spicciola e essenziale, dritta al punto. Quella domanda era pregna di un significato ovvio ma, colpa delle nostre distrazioni, meno evidente per le storture dei nostri percorsi mentali.

Benedetto Croce

Il noto critico letterario scrisse nel 1942 il saggio “Perché non possiamo non dirci cristiani” che spiegò in maniera evidente il senso di quell’affermazione. La nostra cultura italiana è indissolubilmente intrisa della rivoluzione che il Cristianesimo  ha compiuto, la quale “operò nel centro dell’anima, nella coscienza morale  […] conferendo quella nuova qualità spirituale “che fino ad allora era mancata all’umanità”. E’ un tempo plurimillenario che caratterizza questa commistione storica col nostro vivere in questo territorio. Tutto attorno a noi parla di questo: ogni monumento, chiesa e icone. Fiumi di santi e martiri ripercorrono la nostra storia e non a caso sono i protagonisti dei libri preferiti di mia zia.

Pieve di Cento

Continua, pertanto, a rimanere più una gag che altro la proposta del Sindaco di Pieve di Cento (Emilia Romagna) che “prevede di montare un sistema di oscuramento motorizzato con teli di tessuto che consentiranno di coprir temporaneamente le immagini sacre e le tombe di famiglia, così da permettere la celebrazione di riti laici”. Cito il giornalista Marcello Veneziani che l’ha giustamente definita “una cataratta di demenza scesa a oscurare le menti” di certi sindaci e politici italiani.

Il rigetto della nostra civiltà

Serpeggia in un certo pensiero questa forma di rigetto della nostra stessa civiltà, una sorta di tradimento del proprio background. E’ l’alimentazione di una forma di odio, verso tutto quello che ricorda la nostra storia, la nostra fede, la nostra cultura. Vergognarsi dei propri simboli e delle proprie radici, il rifiuto della nostra civiltà cristiana, si inserisce in un più vasto rifiuto della storia. In questa traccia si inscrive quella tendenza che attacca la famiglia, la natura umana, la sovranità nazionale e l’amore verso la patria, quasi la preoccupazione, la risoluzione di tutti i mali fosse combattere contro Dio, patria e famiglia. Questo almeno per persone quali Monica Cirinnà che definì tale insieme “vita de merda”.

Vergato e Luigi Ontani

Vergato è un comune bolognese finora noto per essere luogo della Resistenza. Questo dice la storia. Persevera anche in questo caso la tendenza a cancellare, minimizzare la storia dei luoghi. Sempre ad opera di certi sindaci italiani. All’inizio di aprile, infatti, in questo piccolo comune italiano è stata piazzata la fontana di un artista locale, Luigi Ontani. Riporto la parola artista perché così viene definito, ma manifesto il mio sgomento, unitamente a tutti coloro che hanno manifestato il loro disgusto e disapprovazione pubblica rispetto a quest’opera.

Fontana di Vergato
Fontana di Vergato

Una certa delicatezza e coscienza storica avrebbe ritenuto “normale”, “ovvio” porre a centro di piazza qualcosa che riguardasse la storia di questa cittadina. Nulla di strano, per esempio, che a Nettuno abbiano piazzato una statua del Dio mitologico del mare. Mi chiedo se i politici del medesimo partito (non cito, non mi occupo di politica) e della medesima regione, gli stessi tanto “turbati” delle croci nei cimiteri e di tutti i simboli cristiani, non siano rimasti altrettanto turbati dall’opera di quest’uomo (personalmente mi rifiuto di chiamare artista o addirittura maestro chi si manifesta in tal modo) che più che fiumi e montagne del luogo, in realtà rappresentano un bambino in spalla a lucifero mentre ha una erezione e uno sguardo inquietante. Zoccoli caprini, serpenti, occhi e ogni altro simbolo esoterico, secondo il sindaco e quest’uomo, rappresenterebbero il fiume Reno, il cupido amor (non pedofilia??), il torrente Vergatello e l’Appennino.

Schizofrenica rimozione

Si insiste su questa tendenza alla rimozione delle nostre radici (Deleted) che ci rende estranei in terra nostra, depredati dalla nostra storia, dalle nostre piazze fatte dai nostri simboli. La nostra lingua affonda in questa identità (Ricerca identitaria).

Il 5 maggio di Manzoni

“Bella Immortal! benefica Fede ai trionfi avvezza! Scrivi ancor questo, allegrati; Ché più superba altezza Al disonor del Golgota Giammai non si chinò.” (spiegazione: Bella, immortale, benefica Fede, abituata ai trionfi! Considera anche questo tuo trionfo e sii allegra perché nessuna personalità più grande – Napoleone –  si è mai chinata davanti alla croce di Cristo). Sappiamo riconoscere la maestosità dell’umano quando esso si manifesta, ma non quando è il mero scimmiottare di pensieri non propri, non sentiti, non vissuti. E l’umano, quando è sincero, sentito, profondo, si inchina alla Croce di Cristo, non la oscura!

Ribadisco il pensiero del marito di mia zia (Confusione ): “La testa, quando è vuota, permette che il poco che c’è dentro sballonzola di qui e di là“. Guardate, provate ad osservare dentro la testa di alcuni, vedrete il vuoto, quel nulla che rimane quando si è cancellato tutto.

Buona domenica dalla “corda pazza”

Rosario Galatioto

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