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Non in un periodo di manifestata debolezza della cultura occidentale, ritrovare il paradigma corretto del proprio agire appare più complesso.Tutti quanti nel mondo adulto viviamo gran parte del nostro tempo sul luogo di lavoro, o in ogni caso, occupati nella posizione lavorativa che ci troviamo a svolgere. Apparirebbe interessante ricomporre il proprio agire lavorativo secondo una corretta ottica.

Beruf

Appoggio la riflessione su un termine di lingua tedesca, “Beruf” che letteralmente significa “professione”, oppure “mestiere”. In certi contesti, il medesimo termine tedesco è stato tradotto in spagnolo con una accezione più ampia, ovvero come vocazione.

Lutero

Secondo un’accezione luterana, la dimensione morale del lavoro quotidiano consiste nel farlo bene, qualunque esso sia. Occorre svolgerlo con il necessario impegno, con assoluta integrità, secondo la posizione che Dio ha assegnato a ciascuno nel mondo.

San Paolo

San Paolo parlava di vocazione alla Salvezza eterna. L’agire dell’uomo, pertanto, va configurato secondo questa prospettiva. Ogni mia azione trova il suo significato in questo quadro molto più ampio. Ogni creatura compie il proprio destino quando liberamente aderisce al progetto divino. Non sono chiacchiere teologiche. E’ la dimensione concreta di ogni atto compiuto nella quotidianità.

La dimensione laica

Una certa cultura occidentale ha voluto, nel corso dei decenni, depurare questa concezione morale del lavoro, marginalizzandolo ad una mera prestazione che comporta una controprestazione economica. Da ciò è derivato uno spostamento dell’asse principale della questione: Uno degli aspetti del mondo lavorativo è certamente la questione non indifferente del rapporto forza fra datore di lavoro/lavoratore, ma non l’unica e non certamente quella che definisce integralmente l’azione stessa lavorativa. 

Max Weber

Riprendendo la concezione luterana, Max Weber identifica il luogo lavorativo come quel luogo in cui Dio ha posto ciascuno di noi: è lo spazio sociale della vita individuale. in questa specifica visione della cosa, emerge chiaramente la base etica del capitalismo come sistema produttivo funzionante se tutti agiscono con razionalità.

Abitare il lavoro

Se è vero che il tempo della nostra vita va abitato, va vissuto con piena coscienza, la medesima cosa accade per il tempo lavorativo. Occorre la visione più ampia riguardo al nostro collocamento in un dato luogo. Siamo utili allo sviluppo equilibrato, ciascuno come ingranaggi fondamentali. Chi dirige, governa e coordina ha un compito importante tanto quanto il collaboratore che sta più in fondo.

Il mio professore

Il mio professore di filosofia ribadiva spesso che se durante la notte tutti i panettieri smettessero di produrre pane si paralizzerebbe la società.

Rifugiato lavorativo?

Se si smette di percepire il senso del proprio collocamento sociale, allora si perde anche la letizia connaturata al proprio apporto positivo. Nessuno ama vivere il proprio lavoro se fatto di angherie, soprusi, sfruttamenti, incomprensioni e punizioni. Ancora prima della paga, ancora prima delle regole e dei diritti, l’attività sindacale ha dimenticato che sul luogo di lavoro conta la dignità e la comprensione del proprio ruolo a qualunque livello come servizio a tutto il resto. “Capisci? Non devi vivere come un rifugiato. Tutti hanno dovuto combattere per essere liberi” (Refugee Tom Petty). https://www.youtube.com/watch?v=vKQ8_yUiIMc

Rosario Galatioto

Fra tarli e sprechi


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Rosario Galatioto

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