Per gli altri

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Per gli altri

Diario della giornata: Sveglia alle cinque e ventisei, il reale stand up è avvenuto alle cinque e quarantacinque. Poi, ho lavorato fino alle quattordici. Infine, la spesa. Una nostra scelta di sempre ha previsto che fosse un momento comune, una delle tante maniere per stare assieme, per condividere i dettagli della vita. Attualmente, prima ancora degli annunci ufficiali, abbiamo scelto che fosse uno solo di noi a compiere questo gesto.

La spesa

Dopo le quattordici, due supermercati, farmacia e bancomat. Per farlo, giubbotto, berretto, mascherina, guanti in lattine, occhiali. Un caldo boia. Sono all’ingresso del primo supermercato, un attimo prima delle barriere. «Gentile signore, deve munirsi del carrello. Sa per le distanze.» Già, è vero. Avevo dimenticato. Ritorno giù, cambio cinque euro per l’euro del carrello. Torno su. Ho la lista, la seguo. Se penso qualcos’altro provvedo. Vedo tanti altri bardati come me. Altri no. Poche domande, c’è caldo sotto tutte quelle cose. Il mio alito, sotto la mascherina, comincia a puzzare. Giro col carrello, vorrei fare in fretta. Vedo male, devo sovrapporre gli occhiali da vista su quelli da sole. L’alito me li appanna entrambi. Ho caldo. Arrivo esausto alla cassa. Ho una bottiglia dello scatola da sei in mano per consentire la battitura. La signora che mi precede scambia il mio gesto per fretta. Magari è anche così.

Farmacia

Ho finito col primo round. Adesso farmacia. Fila fuori per le distanze; giusto. Il cento per cento di persone con le protezioni come la mia. Arriva il mio turno. Ogni addetto, munito di ogni protezione, cordolo per la distanza. Perfetto, ci garantiamo tutti quanti vicendevolmente. Finisco in fretta.

Secondo supermercato

Entro, avvolto dalle mie solite protezioni. Un addetto che mi conosce, ride. Non capisco perché. Pochi clienti, eppure nessuno indossa protezioni. Molti interrogativi in testa. Seguo la lista, pago e vado via. Passerò dal bancomat, per quel minimo di liquidità necessaria. Entro in macchina, tolgo tutto, il caldo mi ha spossato. Pulisco le mani, anche se avevo i guanti in lattice. Ho fatto il normale, eppure sono esausto.

Per chi

Per chi tutto questo? Per la mia tutela? Si anche, certo. La famosa mano invisibile di Adam Smith prevede che il mio “interesse” faccia quello dell’intera collettività. Perché ci sarebbe stato quell’attimo in cui avrei tirato via tutto, fanculo il virus, non riuscivo neppure ad aprire quei sottili sacchetti di plastica, sempre cosi incollati. No, non mi sono tolto la bardatura. Per chi? Per ogni persona a me cara, per le persone che vivono con me, accanto a me, per i colleghi, per un passante che non conosco. Ma anche perché lo devo a chi dipende da me, devo dare ancora tanto. Ma anche per le rate che pago, per le tasse allo Stato. Per non creare ulteriore disagio negli ospedali affollati dove mi porterebbero mio malgrado. Vivo in una società.

Dati odierni

In Italia 10149 contagiati, 631 decessi. Da quel 1% che faceva sorridere qualcuno in vena di superficialità (some se anche su un solo decesso ci potrebbe essere da ridere), siamo al 6,2%. Oggi, 10 marzo, il tutto è iniziato il 24 febbraio, 16 giorni fa. Nello scorso week end, i sondaggi prevedevano il raggiungimento di 8000 contagi intorno al 22 marzo. Siamo solo al dieci e si è giunti oltre i diecimila. 117 339 contagi nel mondo. I contagiati in Italia sono il 10% di quelli dell’intero pianeta. C’è da ridere? Non credo.

Allora mi dico: la somma delle utilità complessive che genero con il mio comportamento “corretto” è maggiore di quella che ottengo per me. Per chi? Per me e per gli altri.

Sacrificio è ancora una bella parola.

Rosario Galatioto

Senso civico


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Rosario Galatioto

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