Pedagogia della Resurrezione
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Pedagogia della Resurrezione

Buona Pasqua a tutti. Oggi si celebra la Resurrezione. Un mio amico e vicino di casa, proprio ieri mi fa notare che è cambiato qualcosa. Quand’anche scomparisse questo fenomeno pandemico, ci è stata inculcata una sorta di paura difficile da cancellare. In effetti, gli dico, è cambiato davvero qualcosa, chissà se riusciremo a ritornare, nella nostra psiche, a quel senso di normale libertà nel fare le cose spicciole della vita.

Il mito della sicurezza

Il mito attuale, tanto conclamato dalle istituzioni di ciascun paese del mondo, è il mito della sicurezza a tutti i costi. Lockdown ad oltranza per garantire la sicurezza, questo ci dicono, lasciando passare il messaggio che ciò che conta è sconfiggere la morte in questa vita, a qualunque costo, persino a costo di “vivere da morti”, prigionieri dal non poter fare null’altro che obbedire ad ogni divieto e sperare nell’eucaristia laica del vaccino.

La biopolitica

Discuto in questi giorni delle libertà individuali rispetto alle libertà collettive. Cosa conta di più nel momento in cui esse si contrappongono? Si parla tanto di senso civico nel vaccinarsi (per promuovere la sicurezza collettiva, ovvero questa presunta maggiore libertà sociale) rispetto alla libera scelta individuale nell’aderire a qualcosa di cui non si può avere ragionevole certezza degli effetti collaterali. “La statistica è a favore del vaccino”, ci dicono, come a dire che un decesso accidentale su “x” guariti esalta la salvezza della società contro quell’unico sfortunato. La legislazione interviene sempre di più nel pretendere di regolamentare la vita personale, la sfera intima di ciascuno di noi, come se una serie di norme potesse contenere la chiave della salvezza. Un laicismo del senso della vita che mira a destituire il sacro presente dentro ciascuno di noi, a favore dell’unico aspetto tangibile: la sopravvivenza biologica anche a costo della morte di ogni altro aspetto dell’umano, come a dire che siamo solo questo e null’altro.

Isterismo del controllo

Questa è la seconda Pasqua in cui rimaniamo “chiusi”. Le istituzioni rilanciano i controlli con particolare isterismo. “Proibito passeggiare”, “è consentito nuotare ma non asciugarsi al sole” , “Si può fare la corsetta individuale, ma è vietato prendere fiato sedendosi su una panchina”, “controllate le porzioni ordinate da asporto per scoraggiare raduni di parenti e amici”. Non è forse isteria burocratica? Qualcuno mi risponderà che siamo incivili e quindi occorre che lo Stato saggio si sostituisca a noi con queste regole minuziose. Davvero i burocrati pensano di poter diventare il dio degli umani controllando ogni minimo atto?

Pasqua

Per fortuna arriva il giorno in cui celebriamo la Santa Pasqua, quella che ci ricorda la pedagogia della Risurrezione di Gesù. Mentre la società degli uomini lo giudicava, lo condannava a morte e chiudeva la bara con un pesante sasso, Gesù usciva dal sepolcro. Risorto. La tomba vuota ricorda la sacralità della morte che supera la vita, non è il suo opposto.

Mai come oggi, in questo lungo lockdown arriva appieno la pedagogia della Resurrezione nel corpo e nello Spirito. Allora l’augurio è di saper contemplare il sepolcro vuoto.

Lockdown rights down

Rosario Galatioto


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