Patria e identità

Patria e identità
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Siamo prossimi al 2 giugno, festa per l’Italia, ovvero si celebra la nascita della Repubblica italiana, dato che trattasi della data in cui avvenne il referendum istituzionale nel 1946 in cui gli italiani votarono e scelsero questa specifica forma di stato per il proprio paese.

Lo stemma della Repubblica

Lo stemma della Repubblica è rappresentato con tre elementi principali: il ramo di ulivo da un lato, che indica la volontà di pace della nazione, il ramo di quercia dall’altro lato, che incarna la forza e la dignità del popolo italiano, e la ruota dentata di acciaio, simbolo dell’attività lavorativa, concetto peraltro ripreso dal primo articolo della nostra costituzione. Al centro dello stemma è posta una grande stella bianca a cinque punte bordata di rosso, simbolo della personificazione dell’Italia, sul cui capo splende appunto una stella raggiante. E’ il più antico simbolo patrio.

Il cerimoniale

I festeggiamenti ufficiali prevedono, oltre alle parate militari di fronte al Presidente della Repubblica, e a tutte le alte cariche dello stato, la deposizione di una corona di alloro sulla tomba del milite ignoto alla Altare della Patria, a riconoscimento di coloro che diedero la vita affinché si pervenisse a creare la Repubblica italiana

Importanza della celebrazione

Oggi, mi sembra davvero importante domandarsi il significato di questo specifico festeggiamento. E’ importante per ritrovarne il senso in termini non scontati e più profondi. E’ importante, date le esternazioni di pochi mesi fa in cui une senatrice di questa Repubblica ebbe il triste e vergognoso ardire di manifestare con il cartello “Dio, famiglia, patria, che vita de merda”. Mi appare importante ribadire con forza i valori voluti dai padri costituenti e prima ancora, da coloro che lottarono e morirono per consegnarci questa Repubblica.

Devianze attuali

Stranizza oggi riscontrare una certa tendenza in atto, una tendenza opposta e pericolosa perché imbrigliata dentro un finto buonismo. E’ una tendenza messa in atto senza lasciare trapelare le bieche motivazioni che sottendono al progetto ben precostituito.

Il messaggio

Il messaggio che si vuol far passare è che “nessuno è autoctono”. Sembrerebbe un messaggio innocente, mentre, al contrario, è gravido di subdole impostazioni che delegittimano tutto. Secondo tale stesso concetto, solo pochi decenni fa, è stato preso un intero popolo ed è stato forzatamente impiantato su un territorio secondo una forzatura legalizzata, con tutte le conseguenze umane del caso. 

Territorio e identità

Sostenere la tesi che “nessuno e’ autoctono” ha il solo effetto di sradicare o estirpare il legame che esiste fra le persone e il territorio. Se per tutti gli altri ecosistemi si osservano gli equilibri che si sono sviluppati fra flora e fauna e microrganismi in un ambiente dato, per gli esseri umani, di colpo, sembra non valere la stessa naturale regola. Questa insulsa idea di “pascolo infinito” sul globo terrestre per il genere umano ha il solo scopo di annientarne l’identità. Con la scusa del “nessuno e’ autoctono” ai palestinesi e’ stato annullato il diritto di reclamare un territorio invaso per “decisioni superiori”.

In Italia

Con la medesima fraudolenta e disumana motivazione, gli italiani non avrebbero nulla a che pretendere dal proprio territorio. Nessuno ha più diritti per nascita. Un modo come un altro per spostare l’asse della problematica dello ius soli. Quest’ultimo e’ stato un dibattito molto acceso: tanto vale, secondo una certa ideologia, scavalcare il problema, stabilendo che “nessuno e’ autoctono”, oppure che “la terra e’ di tutti”.

La bugia nel concetto

Annullato il concetto di appartenenza ad un popolo e a un territorio, con radici etiche ben strutturate e fondate su un percorso trascorso e condiviso, tutti possono diventare “possibili erranti o rifugiati”. Un semplice colpo di spugna cancella la tradizione, la storia evolutiva di un popolo, i passi compiuti o le eventuali tristi regressioni.

Il processo in atto

Questo processo, lungi dall’essere causale, come lo si vuol far sembrare, ha avuto un inizio ben più lontano. Si inizia chiaramente con una specie di ristrutturazione della pubblica istruzione in cui educazione civica e storia sono passati in secondo piano. A seguire la geografia politica. Infine, in abbinamento alla storia, la destrutturazione anche della letteratura di un paese, puntando solo sull’odierno o sul recente. In tal modo, le ultime generazioni si sono deculturalizzate perdendo il legame con i propri avi e il proprio territorio.

Fluidità

La fluidità tanto pubblicizzata come  una cosa possibile per il genere sessuale (sembra diventato “normale” poter transitare da un sesso all’altro oppure altrettanto normale il concetto secondo cui il genere dipende da come ci si sente, piuttosto da ciò che oggettivamente e’) si e’ esteso anche al concetto di appartenenza ad un popolo e territorio. Locke arrivò a teorizzare che il soggetto nasce in un luogo ma successivamente “sceglie” a quale contratto sociale aderire.

Esplicitazione della bugia

Il concetto di Locke potrebbe avere un senso nel caso in cui questa scelta avvenga secondo le regole prestabilite. In termini più pratici, la bugia risiede nel voler rinnegare il legame terra/persona. Ciascuno “appartiene” in quanto persona che nasce e si forma secondo la tradizione di un luogo/popolo. Poi, secondo le scelte personali, nel suo percorso di maturazione/evoluzione, potrà trasferirsi in altri luoghi che presentano altre tradizioni e inserirsi nel luogo/comunità locale. Non sono criticabili gli spostamenti, piuttosto lo sono le recisioni dei background o, contraddittoriamente, le imposizioni anziché il rispetto delle reciproche culture da non sovrapporre.

Deculturalizzazione europea

Il fenomeno a cui assistiamo è il lancio massiccio dell’idea secondo cui la cultura europea deve solamente accogliere. L’europeo deve rinunciare a tradizioni, simboli e passato che lo contraddistinguono, secondo una logica aberrante del rispetto dell’altro. La medesima fluidità, al contrario, non deve valere per l’altro popolo, quello errante,  che secondo la medesima contraddittoria idea, deve potersi esprimere. Non più coesistenza, piuttosto sottomissione ideologica, culturale e religiosa. Aveva ragione Houllebecq.

Cancellazione identitaria

Se l’Italia è il centro della cultura e tradizione cristiana, secondo il progetto in atto, e’ stato fondamentale scindere questo laccio identitario. La questione, lungi dall’essere solamente religiosa, ha avuto lo scopo della cancellazione totale. Non una questione di libertà: chiunque, nato in un contesto, può emanciparsi nella linea della tradizione o opporsi ad essa, per semplice confronto, ma non può non tenere conto della propria provenienza. L’attecchimento di un’altra cultura, non per diffusione ma per sovrapposizione forzata, ha potuto trovare, infatti, una migliore condizione su un terreno culturale indebolito.

I simboli ai lati sono due: l’ulivo, la pace interna e rivolta pure all’esterno; ma anche la quercia, forza e dignità di questo popolo. I miei auguri per il due giugno vogliono sottolineare proprio forza e dignità degli italiani.

Buona festa della Repubblica dalla “corda pazza”.

Rosario Galatioto
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