La regola del paradosso

La regola del paradosso 3
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La regola del paradosso

Un mio collega, proprio ieri, mi fa notare che per il mondo odierno, la verità vera conta ben poco; ha più valore, paradossalmente, quanto quella presunta verità appaia vera. Oggi, conta di più la credibilità di una verità…anche se paradossalmente dovesse essere una grande bugia.

Saviano

Un esempio semplice: “La cocaina andrebbe legalizzata; solo così si bloccherebbero i pozzi di petrolio delle organizzazioni criminali” dato che la droga, per dette organizzazioni, si vende come il petrolio, “perché la vita è una merda”. Lo sostiene Roberto Saviano. Siccome lo sostiene lui dal suo piedistallo, allora queste affermazioni rischiano di prendere piede nelle teste di una gran quantità di persone. Ci rifletto su un attimo, pochi istanti mi bastano, per riuscire ad affermare, di mio, che la vita NON è una merda.

Dono

Da questa minuscola pagina web, mi permetto di affermare che la vita è un dono. Migliaia di catastrofi lungo tutto il percorso non potranno mai renderla una merda. Perché non l’hai fatta tu, perché ogni singola vita supera lo spartiacque fra non esistenza e esistenza, perché la vita umana è coscienza, consapevolezza di sé: sapere di essere vivo, di esistere, ti lancia al di là del baratro. Qualcuno, al di là di te, ha previsto che tu, proprio tu, esistessi. Di fronte alla gratuità di questo dono incommensurabile, non puoi far altro che 1) accettarlo (è nella natura intrinseca del dono); 2) rimanere stupefatto (potevi non esistere, pensa un po’); 3) essere grato.

Gratitudine

La gratitudine per aver avuto qualcosa, una cosa in più si badi bene, consiste nel poter dire: ho un’opportunità, la devo sfruttare nel migliore dei modi per non sprecarla. Quando poi si tratta di un dono come l’esistenza, che può essere fragile e dissolversi in un attimo, allora accade che per coerenza si viva, si esista come se l’istante futuro potesse non esserci più. “State pronti con le lampade accese” (Fra tarli e sprechi) non è rimprovero, ma un vero e proprio inno alla vita, uno di quelli che Beethoven aveva ben sintetizzato con la musica.

https://m.youtube.com/watch?v=vSPYFTeSmDU

Soluzioni paradossali

Torniamo alla legalizzazione della cocaina, secondo Saviano. Cerco di seguire il filo del suo ragionamento. Se anche mai la vita fosse una merda e poiché, secondo lui, per ciascuno la vita è una merda, allora per sopportarla occorre la cocaina. Legalizziamola dunque! Mi domando: anziché puntare (come si fa costantemente) sulla educazione, sulla consapevolezza che ad essere merda, al più, è la cocaina stessa, si cambia registro e si vuole l’intera umanità “dipendente” anziché cosciente.

Un mondo nuovo

Cito Huxley, come è già capitato: nel suo “mondo nuovo”, in quella società futuristica perfetta, nella quale non c’è spazio all’improvvisazione della vita, tutto “è previsto” nel suo funzionamento, non c’è tempo per essere “infelici”. La perfezione della società aveva trovato un antidoto anche per tale circostanza: nei casi in cui si sentiva nascere dentro, qualcosa che potesse somigliare ad un sentire negativo, allora meglio prendere un paio di pastiglie di “soma”, la droga tipica di quella società. Se l’infelicità rischiava di essere più forte, allora meglio raddoppiare la dose, stroncarsi per molte ore in più, lasciare che la mente scivolasse in un limbo di non pensieri.

Predicare e razzolare

Continuo con le domande: Ma se ogni vita è merda, secondo Saviano, delle due l’una: 1) O anche Saviano fa uso di cocaina (se lo suggerisce per tutti, varrebbe anche per lui; 2) Oppure, contraddittoriamente, per lui, “certe vite” sono una merda, magari non la sua. In quest’ultimo caso, il grande vate, dal suo piedistallo, consiglia la cocaina. Che ruolo ha la società in tutto questo? E le istituzioni? Secondo lui, mica ruoli educativi, o al più “migliorativi” della vita di ciascuno: per il mitico autore, tutti gli altri, al di fuori di lui, sono sfigati, non meritano l’opportunità del dono ricevuto; quindi ricorso alla cocaina per vagare aspettando la fine. E siccome è troppo cara, e le organizzazioni criminali ci campano, allora legalizziamola! Che istituzione crudele quella che non legalizza la cocaina! Quest’ultima parte appare molto “logica”.

Qual è, pertanto la regola del paradosso? Partire da un presupposto falso, scivolando poi dentro conclusioni impeccabili.

Bravo Saviano, da buon comunicatore, ci hai spacciato un senso a sostegno della tua nuova serie televisiva!

Rosario Galatioto
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