Immunità di gregge

Immunità di gregge
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Immunità di gregge

Se ne parla tanto in questi giorni. Il premier britannico, prima del dietro front di ieri, ne era un forte sostenitore, come consigliato da Sir Patrick Vallance, consigliere scientifico del governo inglese. Ne ho parlato fino a ieri a telefono con un mio amico che vive nel territorio londinese. Oggi ho voluto capirne di più e ho scelto di mettere a disposizione degli altri le mie riflessioni. Eccole, pertanto.

Ambito di applicazione

il criterio dell’immunità di gregge si applica in tutti i casi di malattie contagiose, ovvero trasmissibili. Uno dei casi pratici recenti che ne ha dimostrato il funzionamento riguarda l’eradicazione della rabbia in Germania. In quel caso, si era riscontrato che molte volpi (poco più di diecimila) presentavano la rabbia (virus trasmissibile fra animali e anche all’uomo). Si è proceduto, pertanto, a lasciare un numero elevato di polpette vaccinanti in giro per i boschi e dopo un periodo (medio/lungo) si è riscontrato che il ceppo virale era del tutto scomparso.

Come funziona

Il criterio di applicazione è semplice. Ottenendo (in un modo o nell’altro) l’immunizzazione di gran parte della popolazione interessata (per un tipo di “contagio forte” come quello del morbillo si è calcolata la necessità di immunizzazione pari al 95% della popolazione), il virus non avrà più “serbatoi” da intaccare e pertanto la sua propagazione finisce con l’essere bloccata. Come immunizzare la popolazione? Ovviamente con il vaccino, che al momento non è disponibile. L’altro criterio, promosso in Gran Bretagna, era quello di lasciare che il virus si propagasse liberamente. In pratica, si tratterebbe di una lunga massiccia ondata sull’intera popolazione. In tal modo, si avrebbero due effetti evidenti. Il fenomeno durerebbe un tempo relativamente breve (vantaggio), ma lascerebbe sul campo un certo numero (elevato) di vittime (svantaggio). In sintesi. sarebbe come una vera e propria roulette russa: dura poco ma non si può sapere chi sopravvive.

Analisi sulla popolazione italiana

Per capirne gli effetti (non sono un esperto, per cui l’analisi è assolutamente personale) mi sono permesso di andare a guardare le statistiche di composizione della popolazione italiana (dati del 2019). Siamo in poco più di sessanta milioni. Da quello che ci dicono quotidianamente, il virus ha effetti mortali sui soggetti che presentano già patologie particolari, ovvero con fisici più a rischio o deboli. Le persone con una età sopra una certa soglia sono quindi statisticamente più esposti. Non conoscendo il numero di persone “a rischio”, mi limito ad analizzare l’effetto solamente sugli over 70. In Italia, attualmente sono circa il 17% della popolazione, ovvero si tratta di più di dieci milioni di persone.

Decessi attuali e prospettive

Finora sono decedute (dati di ieri) ben 2158 persone. Rispetto al numero dei contagi accertati (sottolineo, accertati; molti potrebbero essere semplicemente non noti) si è raggiunta una mortalità di quasi l’otto per cento. Grossolanamente, se applicata, per assurdo sui dieci milioni di cui si diceva prima (escludendo perché non noti, i soggetti a rischio che non rientrano in queste fasce di età), con l’applicazione del criterio dell’immunità di gregge senza vaccino, si rischierebbe una mortalità di circa 800.000 persone.  Giusto per avere un riferimento, prima di questa pandemia: l’ultimo dato statistico (dati 2019 relativo a periodo precedente) registra una totalità di decessi complessivi annui pari a 633.000 che in gran parte si aggiungerebbe a quel numero sopra citato.

Gran Bretagna

In questa mia curiosa analisi (ribadisco, è grossolana), ho dato uno sguardo alla popolazione della Gran Bretagna: attualmente sono circa 66 milioni di persone. Gli over 70 sono poco meno di nove milioni e i dati relativi alla mortalità complessiva sono più o meno simili a quella italiana. Applicando il medesimo criterio dell’immunità di gregge senza vaccino su quella popolazione, e calcolando i rischi solamente sugli over 70, si registrerebbe ipoteticamente un livello di mortalità di poco inferiore a quella italiana (720.000 circa). La diversità sta però nella disponibilità di un maggior numero di posti letto in terapia intensiva che consente al popolo inglese di fronteggiare meglio le situazioni più critiche.

Confronto popolazione europea attuale

Mi limito ad un confronto grossolano e lo limito alla sola popolazione europea, dato che si ipotizzano condizioni e prospettive di vita similari. A fine 2018 la popolazione complessiva era composta da poco più di 515 milioni di persone.  Ipotizzando che la composizione della popolazione sia più o meno omogenea su questo grande territorio e che i rischi si calcolino per semplicità sugli over 70 applicando il tasso di mortalità attualmente registrato in Italia (come si vede è un calcolo davvero spicciolo), con il criterio dell’immunità di gregge senza vaccino (che per fortuna non si sta utilizzando), si rischierebbe una mortalità di circa 7 milioni di persone. Non poca cosa, se si pensa che la mortalità “normale” prima del coronavirus è stata di poco più di cinque milioni di persone all’anno che si aggiungerebbero un buona parte a quel dato (forse lo è per chi muove le fila, trattandosi per loro di semplici numeri e non di singole vite umane).

Stupidario

Mie conclusioni

Come ribadito tante volte, dal mio punto di vista, non andrebbe mai rischiata la vita di NEPPURE UNA PERSONA. Ogni istituzione del mondo ha un fermo obbligo di garantire la salute delle popolazioni, in ogni modo possibile, qualunque sia il costo da sostenere.

La tutela della salute è la più importante delega che abbiamo affidato per contratto sociale.

Rosario Galatioto


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Rosario Galatioto

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