Il pericolo del relativo

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Il pericolo del relativo: senza punti di riferimento

Ho paura, oggi manifesto proprio un senso di disorientamento che mette angoscia. Vedo smarrirsi i punti di riferimento. Vale per me e noto che accade a tantissimi in ogni angolo del mondo. Alla soglia dei 10 lustri mi appare grave rendermene conto. Dialogo, mi capita di confrontarmi e non afferro le ragioni. Pertanto, invito chiunque abbia voglia, a darmi il conforto di spiegazioni convincenti, basate su un’analisi dei fatti logico/razionale. Ho detto a ciascuno che incrocia il mio scrivere in questo blog che esso è’ un luogo democratico e rimarrà tale. Quindi, senza alcun timore, questo luogo virtuale ospita ogni parere esposto in maniera educata e secondo una volontà di ragionare e non di vomitare concetti da riportare come fosse un “copia e incolla”.

Tutto è relativo

Nel mio paese tutto diventa relativo. Applicare le leggi e’ relativo, stabilire un programma d’azione in ogni ambito diventa relativo… Con tutto quanto vedo accadere, salta ogni parametro, rischia di essere cancellato persino chi siamo. Allora mi dico che dobbiamo ripartire proprio da lì.

Partire dal proprio io

Una nostra cara amica ci scrive qualche sera fa che “non importa perché, o cosa e’ successo” ma manifestava la consapevolezza di ripartire seguendo quella luce che intravede, rendendoci partecipi del proprio dolore o difficoltà o disagio e avendo il coraggio di chiedere aiuto. Ho provato letizia e mi sono chiesto se ciascuno di noi ha il medesimo coraggio.partite dal proprio io e stabilire la propria appartenenza. E’ un grande atto di coraggio e ancora di più e’ un atto di saggezza e desiderio di libertà. Si chiama identità. Prima di ogni cosa devo sapere chi sono, a chi affido la mia vita, quale e’ la coscienza di me stesso. Una prima identità e’ iscritta nel DNA, so già chi sono e, diversamente da come si e’ consentito di dire in una scuola, chi sono nel genere, lo ha stabilito la natura.

Se Kafka aveva ragione

Poi, mi chiedo anche quali siano le regole del vivere sociale. Perché se può essere processato chi compie atti in linea con la norma, significa che ciascuno di noi da un giorno all’altro può essere rinchiuso. E’ quello che accade nel “Processo” di Kafka. Ma e’ anche quella distopia che si sta avverando. Un futuro senza regole certe, un futuro in cui tutto diventa relativo, dal sesso del soggetto, al motivo per cui un ministro viene messo alla gogna, simpatico o meno, ma di certo in linea con le norme dello stato che si trova a governare. Le regole: le pretende qualunque criterio socio educativo. Le pretende la natura, le esige l’umano.

Le follie di oggi

Ma tutto e’ diventato relativo, aborti legalizzati al nono mese, papi che simpatizzano per dittatori e “dimenticano” le sofferenze NEI territori, giudici che pretendono di sostituirsi a chi governa, popoli in finte democrazie e vere schiavitù, assassini per i quali diventa un crimine privarli della libertà e identità sessuale da cambiare come una cover.

Depende

Mi dispiace, attendo punti di riferimento chiari. Se no, come dicono i Jarabe de Palo, “tutto dipende, da che punto guardi il mondo, tutto dipende.”  Facile così no?  Che stupidì a credere per millenni “che il bianco è bianco, il nero è nero e che la scienza dice il vero.” Potevamo arrivarci prima alla grande regola generale del “tutto e il contrario di tutto.” Serve alla coscienza individuale. Nel senso che  serve a mandarla in vacanza per sempre. Scusate, io mi tengo me mie colpe e le espio. Il relativismo preferisco circoscriverlo a questa canzone.

Apologia della verità

https://www.youtube.com/watch?v=cf_ITVX7qCg

Rosario Galatioto

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Rosario Galatioto

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