Giobba

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Giobba

Giobba, mi piace il suono di questo termine, per quanto generalmente io sia ostile agli eccessi nell’uso degli americanismi. In questo caso, voglio usarlo perché è stato sulla bocca di ogni nostro connazionale, lavoratore emigrato; di quelli che con la loro fatica hanno fatto grande un altro paese.

Job

Giobba è la pronuncia storpiata della parola “job”, il lavoro nel suo significato più ampio. Esso, nella sua accezione comune, indica ogni attività produttiva, con utilizzo delle proprie capacità manuali ed intellettuali, finalizzato alla produzione di beni o servizi, in cambio di un compenso.

Plusvalore

Una lunga schiera di economisti, hanno dibattuto sul concetto di plusvalore: si tratta della differenza sussistente fra il valore del bene o servizio prodotto e la paga erogata al lavoratore per la sua produzione. Nonostante le lamentele di Marx che individuava in esso “un furto continuo” compiuto dal datore di lavoro ai danni dell’operaio, l’economia moderna ha riconosciuto nel plusvalore quel “rischio” connesso nell’attività imprenditoriale: l’organizzazione di risorse materiali e umane, per il conseguimento di uno scopo, nonché, l’anticipo di capitali e l’impiego di un tempo infruttifero da parte dell’imprenditore, verso un fine economico incerto, verrà compensata da questo plusvalore.

Di questi tempi

Nei paesi civilizzati e nella contrattualistica ufficiale che regola ogni rapporto di lavoro, le lotte sindacali hanno portato a svariate tutele del lavoratore, alla garanzia di un lavoro in ambiente il più possibile salubre e scevro di rischi nonché ad orari di lavoro umani, tutelando i lavoratori di particolari attività ritenute logoranti. Si sono compiuti notevoli passi avanti anche in ambito di tutela di genere e di garanzia del lavoratore riguardo ai fenomeni di “mobbing”.

Gli stridori attuali

Fatte queste noiose premesse, mi premeva commentare alcuni fenomeni non propriamente corretti. Si utilizza l’Istat, per esempio, per come si preferisce: ultimamente, per comprendere il tenore della questione, si lascia emergere il fatto che l’occupazione in Italia rimane ancorata saldamente su certe percentuali. Sembrerebbe un dato confortante. Peccato che se il numero di lavoratori è stabile o finanche cresciuto di numero, in realtà esso è composto da maggior precariato e con una ammontare complessivo delle retribuzioni di gran lunga inferiore rispetto al passato.

Il vanto di Prodi

L’ex premier Romano Prodi si è recentemente “vantato” di aver fatto sì che le retribuzioni italiane, negli ultimi anni siano scese notevolmente rispetto al costo della vita. Se un po’ di tempo fa la paga oraria italiana era quaranta volte quella cinese, pare che ora sia a malapena tre volte la stessa, segno che ci siamo avvicinati al costo del lavoro cinese ma… ci siamo allontanati decisamente da quello degli altri paesi europei a noi vicini o a quello di tutti gli altri paesi “evoluti”. Risultato? L’impoverimento netto delle classi lavoratrici medie e basse.

Un pò d’esempi

Il raffronto è immediato non appena si viaggia: il costo della vita degli altri paesi europei è maggiore (e pertanto, meno accessibile a noi italiani) dati i loro maggiori redditi. Tutto questo in barba all’Unione Europea che poco ha avuto a vedere con l’unione degli europei. Ma volendo rimanere nel nostro territorio, appare paradossale come ogni coppia giovane con due stipendi medi, abbia l’impossibilità ad accedere ad un normale mutuo per l’acquisto di una comune abitazione.

Lavoro femminile

Tanta chiacchiera sui concetti di non discriminazione, eppure nonostante si voglia garantire la “forma” di pari possibilità di carriera e pari retribuzioni (seppure non sempre è ancora così), poco si fa nella direzione di una tutela autentica. Cosa s’intende? La tutela delle peculiarità e non del solo “genere”. Dovremmo tutelare la donna lavoratrice nella sua possibilità di essere madre, ovvero in quell’aspetto specifico che è esclusivamente femminile. Non si tratta di parificare due generi (uomo/donna) ma di comprendere la loro completezza nel momento in cui diventano famiglia.

False tendenze

La pretenziosità maggiore in questi ultimi anni è stata rivolta ad inglobare ogni forma di famiglia diversa da quella naturale. Tutto questo è accaduto “sottovalutando” volutamente il vero aspetto sacrificale della donna che partorisce un figli; cosa diversa da ogni altra forma di accrescimento puramente “numerico” della famiglia stessa. Se volessimo stare al passo con i paesi ritenuti “più evoluti” dovremmo cominciare a guardare alle forme di tutela “più forti” che sono stati messi in campo da altri governi. La donna in gravidanza, la donna che partorisce, la donna che alleva i figli piccoli, compie il più delicato fra i lavori, eppure attualmente rimane il meno riconosciuto.

Le “prodezze” di Monti

Infine le “prodezze” di Monti, nel gioco ambiguo delle parole, giacché se Prodi ha fatto tanto per renderci schiavi d’Europa, Monti ha continuato egregiamente il lavoro di distruzione delle classi lavoratrici. Se fino ad oggi ancora si vanta di aver allontanato l’età pensionabile (nel triste gioco che si speri che parte dei lavoratori non giunga mai alla pensione), oggi invita i suoi “omologhi” francesi a resistere nel non concedere umani abbassamenti dell’età pensionabile.

Grandi uomini, non c’è che dire. Lasciatemi aggiungere… col c..o degli altri.

Asini al timone

Il bilancio mascherato

Una “première 2020” della corda pazza.

Rosario Galatioto

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Rosario Galatioto

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silvia
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silvia

Concordo assolutamente, per loro è tutto facile…

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