Fraudolenta oratoria

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Fraudolenta oratoria

Marco Tullio Cicerone può essere ricordato, fra le altre innumerevoli virtù, per essere ad oggi, il padre dell’ars oratoria. Ma l’oratoria è sempre onesta o può essere una fraudolenta oratoria? L’arte di saper raccontare o esporre un concetto, a mio avviso, deve essere accompagnato anche da una certa etica. Perché in realtà, questa forma di lealtà rispetto a lettori o ascoltatori, in taluni casi, oggi, viene proprio a mancare.

Un augurio

Mi auguro sempre, perché sono stato educato così, che chi espone un pensiero, ne sia quantomeno realmente convinto e non si limiti a prestare le proprie doti al servizio di una causa che non condivide. Questa circostanza, purtroppo, si verifica sempre più spesso. La platea e la diffusione di chi espone idee e fatti si è amplificata a dismisura con l’avvento della rete che consente un non stop delle informazioni che circolano. Siamo invasi, letteralmente invasi.

Il rispetto

Manifesto il mio rispetto per chi espone con assoluta sincerità, a prescindere del fatto che io possa trovarmi d’accordo. La passione traspare dalle parole pronunciate e sono certo che fra due interlocutori che abbiano a cuore la vita, la società e il suo delinearsi verso mete migliori si possa sempre addivenire a tratti che convergono. Mi stupiscono e deploro coloro che espongono senza sentire (tranne il caso degli attori in cui la finzione è nota a monte): mettere a disposizione le proprie capacità per un pensiero non condiviso è paragonabile alla professione delle meretrici: ciarlatani venduti.

Riguardo ad un post

Leggo un post di Emilio Mola, sedicente giornalista, molto attivo sui social e resto indignato. Riporto un tratto del discorso: “[…] A me fate paura voi genitori, nonni, insegnanti, figli, cittadini silenziosi, che pur avendo una vostra capacità di pensiero e di comprensione, che pur non essendo mai stati razzisti, fascisti, nazisti, pur non avendo mai odiato nessuno per la sua razza o religione o colore, pur avendo provato in passato commozione e rabbia davanti alle immagini in bianco e nero dell’Olocausto, ora ogni mattina vi alziate, vestiate voi e i vostri bambini, vi guardiate allo specchio, accendiate la tv, scrolliate lo smartphone e alziate silenziosamente nelle vostre teste l’asticella della tollerabilità ancora un po’ più sù. […] Mi fate paura voi che non eravate così, che non lo siete mai stati, che avete gli strumenti intellettuali per capire cosa stia accadendo, che un tempo avreste avuto un sussulto di rabbia e indignazione, ma che oggi accettate tutto in silenzio. Magari votando e sostenendo (“perché gli altri mi hanno deluso”) le stesse forze politiche sostenute da quegli haters, da quei razzisti, da quella gente malata che augura annegamenti e forni crematori. […] Come sentirvi dire che di razzismo non possiamo occuparci perché ci sono gli operai dell’Ilva. Che le persone non si possono salvare perché ci sono i terremotati. Che le minacce alla Segre “le ricevo pure io”. Senza vomitare. […] Come se da domani non potessimo più celebrare i morti di Cosa Nostra perché altrimenti saremmo camorristi, o le stragi del terrorismo nero perché altrimenti saremmo brigatisti. […]”.

La mia indignazione

Rispondo da qui, da questo blog, perché mi sento a casa mia. Perché se manifesto altrove questo pensiero, sono io soggetto ad ogni insulto, legittimamente autorizzato. Rispondo a Emilio Mola dicendo che io e molte altre persone ci alziamo ogni mattina con ogni sensibilità attiva e non scrolliamo le spalle: c’è una sottile differenza che tengo a puntualizzare: siamo sicuri che il discorso non verteva su altro? “Magari votando e sostenendo (“perché gli altri mi hanno deluso”) le stesse forze politiche sostenute da quegli haters..”. Sono indignato: In sintesi se voto “in modo diverso” da come suggerisce lui, darei spazio alle stesse forze politiche sostenute da quegli haters? Ma non è lo stesso criterio portato avanti dai totalitarismi pericolosi? Partito unico conforme all’idea del dittatore di turno, opportunamente controllato nel programma, nell’operato e nel pensiero, impossibile differire.

Fraudolenta modalità

Credo che ci sia una fraudolenta oratoria. Mi domando: di colpo, sono diventati tutti haters? Secondo Mola, SIAMO diventati tutti pericolosi? Ci tengo a precisare la mia indignazione. Io non odio nessuno, parlo  e mi rivolgo a chiunque con educazione. Non mi ritengo razzista in alcun modo, deploro i crimini umanitari a prescindere dal totalitarismo che li ha prodotti, che sia nazismo o comunismo (è bene ricordarlo!) e non mi sono mai sognato di augurare annegamenti e forni crematori. Attorno a me, non ho mai registrato manifestazioni similari.

La differenza

Ribadisco una differenza fra il mio pensiero e quello di Mola: io non ho problemi a ritenermi contrario agli insulti verso chiunque (e non solo verso alcuni!). Parlare degli operai dell’Ilva e dei terremotati è solidarietà umana: non viene né prima né dopo. Non ci sono contrapposizioni: si è gente onesta, sensibile e attenta. Pensare alla persona che ho accanto, non mi rende “hater”. Cercare soluzioni all’immigrazione incontrollata non mi rende razzista. Senza saperlo, di colpo, non professare il medesimo pensiero imposto, quel ben noto “PENSIERO UNICO”, merita una punizione? Non c’è più confronto né reciproco rispetto. Senza aver odiato mai nessuno, sono diventato un odiatore; pur deplorando i crimini di qualunque stato, se non mi strappo le vesti per la senatrice Segre, sono un nazista? Sono indignato. Mi si sta offendendo. Al contrario: Si cercano oppressori, per opprimere.

Odiatori e censure

Point of view

Difendo il mio punto di vista. il nuovo regime impone che “se non dici nulla, se non ti poni con noi, sei contro di noi”. E sei una pessima persona.

Sapete cosa vi dico? Continuerò a difendere il pluralismo e la lealtà, se no è solo fraudolenta oratoria. Se devo convincere qualcuno della bontà del mio pensiero, lo faccio con il confronto, sostenendo la possibilità di poter cambiare idea. Fino ad allora, io difenderò anche il pensiero di Mola, anche se lo ritengo scorretto, anche se diverso dal mio.

Io non impongo: Io rispetto. Questo è il mio logo.

Pluralismo o bavaglio?

Rosario Galatioto
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