Femminismo o Donna?

Femminismo o donna

Femminismo o Donna? E’ la domanda che emerge da un pò di tempo. Se da un lato, il movimento in questione ha portato alla ribalta la problematica della parità dei diritti, dall’altro oggi sembra diventato l’emblema della distruzione dello stesso mondo femminile.

Pari o uguali?

Questa seconda questione non è di scarsa rilevanza. Acquisire i medesimi diritti in seno alle società, non doveva significare identificare i generi come “uguali”. Uomo e Donna non sono uguali: diversissimi negli aspetti somatici e psicologici, si attraggono e generano la vita, ovvero permettono la continuità del mondo. Pretendere un’uguaglianza toglie l’aspetto umano e avvia l’uomo e la donna nel mondo degli oggetti. Pretendere la mera uguaglianza catapulta uomini e donne nell’abominevole cultura in cui al centro c’è l’aspetto produttivo, carrieristico e di guadagno. Uomo e donna diventano strumenti di produzione.

Diversità

La parola “diversità” sembra avere oggi una connotazione quasi offensiva. Ogni volta che si parla di diverso sembra quasi che si sia detto “inferiore”. La lingua, per fortuna, può, se lo vuole la coscienza, porre rimedio, alla riduzione infelice che è stata compiuta. Diverso è solo diverso, semplicemente non uguale. Lo Yin e lo Yang (bianco e nero), nella filosofia cinese, presente nel Taoismo e nel Confucianesimo, sono diversi, ma compongono due aspetti del tutto, due polarità lontane che generano l’armonia. Ciascuno dei due contiene una piccola parte dell’altro, ognuna delle due parti ha in sé il seme per il proprio opposto, entrambi hanno radice nell’altro, sono indipendenti, ma hanno reciprocità, l’uno non può esistere senza l’altro.

L’errore del femminismo

Ci si pone la domanda se, in effetti, la spinta del movimento femminista non si sia persa su una scia che non sia più portatrice di istanze reali per il benessere della donna e sia diventato piuttosto l’elemento distruttore del tutto. Lungi da me avvallare teoremi che sfocino in mancanza di rispetto; piuttosto, la breve disamina di questo post vuole analizzare i mali di una società che ha spinto l’uno contro l’altro quasi fossero nemici o avversari.

La tutela della donna

Nessuna tutela per i crimini verso le donne, ma in generale nessuna tutela verso i crimini, punto e basta. Il femminicidio, o il concetto di violenza sulle donne esula da questo ambito perché appare OVVIO che la violenza rimane violenza ed è SEMPRE condannabile. Adesso si parla di una tutela spesso dimenticata, messa all’angolo come se potesse essere meno violenza. Ribadisco, a scanso di equivoci: un femmicidio è un fatto grave; ma lo è in generale l’omicidio. La violenza su una donna è un fatto grave; ma rimane grave la violenza in genere. Sbandierare numeri senza confrontarli con il resto, dal mio punto di vista, vale davvero poco. Se ci fosse anche UN SOLO CASO di femminicidio o violenza sulle donne sarebbe grave a prescindere e meriterebbe tutto il riguardo e l’attenzione del caso.

Occhi chiusi?

Si è verificato uno spostamento dell’attenzione del problema: la riduzione della donna, della sua specificità nell’umano. La concorrenza, l’aut aut verso la donna, la carriera o la maternità, è stata una spinta errata di questa società che si è finta evoluta. Nessun concetto medievale, nell’accezione negativa che piace a molti, state tranquilli. Le società moderne che tutelano la maternità tolgono l’ansia alla donna, lasciano che possano vivere questo aspetto peculiare del loro essere senza che sia in contrapposizione con la scelta lavorativa. Le madri dei paesi del Nord Europa godono di benefici ed attenzioni maggiori, le donne beneficiano di tassazioni migliori rispetto agli uomini.

Altre violenze di genere

Le violenze sulla donna non si limitano, pertanto, al femminicidio o alla violenza tout court. La violenza è la riduzione della donna al suo solo corpo, l’immagine volgare e trasgressiva che i media cavalcano. La violenza, si badi bene, o la sottomissione consiste nel ridurre una donna nel bisogno di “affittare” il suo utero, la violenza è costringere le donne di certi paesi ad essere concubine piuttosto che persone.

Casi imbarazzanti

Appare imbarazzante vedere certe senatrici della Repubblica italiana partecipare a tutte le manifestazioni femministe e far finta di nulla riguardo alla terrificante sottomissione ed esposizione negativa che hanno le donne in certi altri paesi. Appare ipocrita, infatti, osannare gli stili di vita di altri paesi in cui la condizione della donna è certamente quella di un essere inferiore e sottomesso.

Il caso Cinese

In Cina le donne sono considerate da sempre inferiori agli uomini ed educate alla sottomissione e all’ubbidienza al padre, ai fratelli e al marito. Seppure si sia pervenuti ad una sorta di parità di diritti, di fatto, la donna NON ha medesimo riconoscimento. Ma il fatto più agghiacciante rimane il fenomeno abortivo: dopo la cessazione della politica del figlio unico (2015), rimane emblematico in ogni caso, in tema di rispetto del mondo femminile, l’aborto post ecografia che rivela il sesso del nascituro. Se di sesso femminile, esso va eliminato.

Effetti della dote

In paesi come Cina e India, la dote della figlia da dare in sposa rimane il più forte deterrente riguardo alla nascita di un essere di sesso femminile. Cartelloni indiani nelle cliniche invitano ad abortire una figlia femmina con una spesa di 1.000 rupie per risparmiarne 20.000 in futuro come dote. L’aborto selettivo, inoltre, ha delle conseguenze sulla società. Un eccesso di maschi porta ad un’innalzamento della criminalità, della difficoltà a trovare moglie e ad una insoddisfazione generalizzata.

Effetti indesiderati

Se il movimento femminista da un lato ha portato alla ribalta serie problematiche riguardo al mondo femminile nel mondo occidentale, oggi, potrebbero avere un ruolo rilevante nei paesi in cui la condizione è rimasta di totale sottomissione o di considerazione di inferiorità. Nel mondo occidentale, invece, nel cavalcare le tematiche abortiste e anti famiglia, rischiano di distruggere quella prima forma naturale che sta alla base della continuazione dell’umanità. Le storture del sistema hanno svilito la diversità di ruoli impoverendo ogni aspetto del luogo famiglia.

Identità di genere

L’ultima trovata suicida per l’umanità si ritrova nella polverizzazione dell’identità di genere: non più il naturale binomio uomo/donna ma l’idea malsana che i generi possano essere molteplici. Peccato che in tale molteplicità non si ritrovi la natura.

Pertanto, la vera novità in tema di femminismo e di rispetto del mondo femminile sarebbe uno slogan tipo “maschi e femmine” anziché il cliché “maschi contro femmine”.

Saluti dalla “corda pazza”

Rosario Galatioto
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