Dentro un gioco televisivo

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Mi sento dentro un gioco televisivo, uno dei tanti c’è un pubblico che vota, una giuria che decide e comunica chi vince e chi perde. Una specie di gioco ad eliminazione, dove si stila la classifica: c’è chi sta su e chi sta giù, di settimana in settimana: cosa toccherà per la settimana successiva? Chi lo sa, tutto nelle mani della giuria: toccherà la stanza pessima o quella buona?

Il nuovo DPCM

Non voglio ridurmi a polemiche di basso livello, però mi chiedo se ci sono ancora dubbi sulla sanità mentale di ciascuno di noi che sta ad ascoltare, passivo, i sempre più assurdi criteri per rimbecillirci. Tre fasce di regioni, quelle rosse, quelle meno rosse e quelle “easy”. Un indice per stabilire, settimana dopo settimana, a quale gruppo appartiene la nostra regione, un indice che dipende da ventuno criteri. Era già opinabile il calcolo dei contagiati, immagino che 21 criteri non li controlla più nessuno. Il grande vate, il grande giudice sarà il nostro ministro della salute, colui che stabilisce le classifiche regionali e quindi cosa dovremo fare nella settimana successiva.

Un gioco

Secondo il nostro governo, magari, siamo annoiati, quindi che bella idea trasformare la nostra vita in un grande gioco, giusto per vivacizzare la vita. Come se ciascuno di noi non ha già abbastanza pensieri. Sembra la variante del “panem et circenses” in versione terzo millennio. Mettiamo tutta la popolazione dentro un gioco televisivo dove tutti partecipiamo. Provate ad immaginare lo scenario della settimana prossima: ci sentiremo con parenti ed amici che vivono in altre regioni. «In che fascia siete voi?», «E cosa fate?»

Amélie Nothomb

Questa volta, però, il gran suggeritore Casalino (perché ci chiediamo in effetti chi le pensa ste stronzate), grande esperto di giochi televisivi (mica di governo), non è stato granché originale. La nota scrittrice Amélie Nothomb, nel distopico “Acido solforico” (prima edizione 2005) ci aveva già pensato. Ai tempi era un’idea di fantasia, una di quelle profetiche per descrivere come sia diventata malata una società che trasforma le sofferenze in spettacolo.

Oggi, la sofferenza di tutti noi è autentica, è realtà. Cosa c’era di meglio inserirla dentro un gioco televisivo?

Rosario Galatioto


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Rosario Galatioto

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