Dal perdono un cambiamento

The way back
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In una serata da divano e cinema ci siamo imbattuti per caso in un film del 2010, “The way back” di Peter Weir. Una trasposizione di un fatto verosimilmente accaduto durante la seconda guerra mondiale in cui un manipolo di prigionieri politici del regime comunista riesce a scappare da un gulag siberiano, attraversando, per giungere in luoghi in cui potessero essere non più perseguitabili, i gelidi luoghi siberiani, i dintorni del lago Bajkal, la linea della Transiberiana, il deserto del Gobi, fino ad arrivare in India. Oltre 6.500 chilometri a piedi fronteggiando ogni sorta di patimento. Potrebbe sembrare uno di quei film epici che testimoniano l’irriducibilità dell’animo umano per garantirsi un elevato valore quale la libertà. Mi ricorda un po’ il calvario in “Cow Boys” con John Wayne. Potrei parlare di questo e sarebbe a tema. Invece ciò che mi permetto di condividere è altro. 

La storia

L’incipit della storia mostra un tenente polacco incastrato dalla testimonianza della moglie, costretta a parlare contro il marito per avere salva la vita. Lo ritroviamo, pertanto, fra i prigionieri a patire di tuto e poi fra i fuggiaschi. Un altro fuggiasco è un americano che si era trovato in Russia assieme al figlio per sfuggire alla grande depressione statunitense. Ma lì è accaduto quel che è accaduto, con l’uccisione de figlio e l’impossibilità del padre di chiedergli perdono. Il cammino della fuga comporta sopravvivenza all’estremo, non tuti ce la faranno. In un momento di scoramento, il fuggiasco polacco sprona l’americano ricordandogli che lui sta vivendo nell’eterno dolore perché non potrà mai più avere il perdono del figlio. E per il medesimo motivo, egli vuole vivere per ritornare indietro, quando possibile, per ritrovare la moglie e darle il perdono, prima che le vite terrene finiscano.

Il valore del perdono

Ecco il punto: il valore del perdono. Per un attimo, mi viene in mente la leggenda dell’ebreo errante, costretto a vagare in eterno fino alla fine del mondo per aver schernito Gesù nel momento del suo patimento nella strada verso il Golgota.Colgo la disperazione, mi attraversa questo sentimento, quella di un perdono mai più possibile. Non esiste spiegazione nella ragione, anzi, il perdono è proprio la sublimazione della ragione nel suo estremo più elevato. E’ l’amore più intenso, è l’amore liberatorio, quello che sana al di là della potenza di qualunque male. E’ una forma d’amore che ci trapassa quando lo riceviamo.

Il significato della storia

Questa storia me lo ha ricordato, sbattuto in faccia implacabilmente. Il dolore, il sacrificio, i patimenti estremi misti alla rabbia per una vita annientata, cancellata dall’orrore umano, non hanno soppresso questo slancio. L’amore che dona ogni coraggio in quanto non finalizzato a se stesso ma ad un fine oltre sé. Quel tenente polacco in ogni suo atto, in ogni suo tempo, non pensa a sé ma alla moglie. Non è rabbia, piuttosto l’utilizzo di ogni tempo della sua vita per giungere a poter dare quel perdono terreno alla moglie, quest’ultima incolpevole ma al tempo stesso priva della pace che solo quel perdono può restituirle. Quell’atto vale tutta la storia. Quell’uomo, eroe non per le condizioni estreme che ha superato, ma per come ha abitato il suo tempo. La tensione a questo significato lo ha costituito e gli ha restituito in ogni attimo l’immenso sé stesso.

Rosario Galatioto
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