Buoni e cattivi

ANSA di Domenica 17 ottobre 2021. La più nota agenzia di informazione italiana (quinta al mondo per importanza) pretende (come tutti i media mainstream) di educare le masse. Buoni e cattivi si stabiliscono a priori, il lettore ha il solo compito passivo di assorbire quanto gli è propinato, vietata la verifica e la libera opinione.

Immagini e titoli

Si gioca tanto sul lettore frettoloso: titoli e immagini danno già il senso del tutto. Per la manifestazione di ieri organizzata dalla CGIL, foto idilliaca di palloncini, indicazione di un numero impressionante di partecipanti (200mila, “i buoni”) e titolo a effetto, “una manifestazione di tutti”. Come molta dovizia di scelta, la notizia che segue mostra la brutta situazione di lotte fra Polizia e manifestanti, l’indicazione di un numero esiguo (“i cattivi” sono solo 10mila) e il titolo parla di cariche al corteo, giusto per indicare che i cattivi devono essere contenuti.

Stampa mainstream

Ma anche se il lettore medio fosse meno frettoloso, la stampa mainstream riporta la visione FALSA, tanto la gente non ha strumenti concreti per verificare. Repubblica di ieri: “Il G day passa il primo test”, Avvenire: “l’Italia è si pass”, Corriere della Sera: “l’Italia non si ferma”; Libero: “Vince l’Italia che lavora”. Un mio cugino che vive in Francia mi trasmette un articolo del “Courier international” del 11 ottobre che dice che “la manifestazione antipass vira verso il caos”. Approfondisco e leggo l’articolo notando che i riferimenti del giornale francese sono “Repubblica” e “La Stampa”.

Interpretazione

In Italia, formarsi delle opinioni per chi non segue le vicende con attenzione è diventato difficile o quasi impossibile. L’ideale potrebbe essere chiedere a persone reali che si trovano sul luogo, ma nessuno di noi ha queste possibilità per ogni angolo del globo. Il quarto potere, ovvero il controllo delle masse attraverso i mezzi di comunicazione, oggi è più che mai realtà, pilotando false democrazie.

Giornalista

Ho sempre ritenuto fondamentale il lavoro del giornalista. Per quanto la narrazione dei fatti oggettivi di cronaca sia pur sempre filtrata da un punto di vista che non può prescindere dalla propria lettura dei fatti, al giornalista viene chiesto quantomeno una certa lealtà intellettuale. Un pò come il medico che, secondo il giuramento di Ippocrate, cura chiunque, virtuosi e criminali, o l’avvocato che si preoccupa di imbastire una difesa in tribunale a prescindere della colpevolezza, o del sacerdote che propone una salvezza a chiunque senza giudicare in base ai peccati. Sarebbe giornalismo serio quello di Michele Serra (Repubblica) che distingue con razzismo ideologico i portuali buoni (i “rossi” di Livorno che non manifestano) dai portuali cattivi (quelli di Trieste)?

Un’operazione non riuscita a quanto pare, perché questi semplici eroi hanno messo in pratica la lezione di Ghandi, manifestazione pacifica, soprattutto non violenta, e niente strumentalizzazioni di chi si muove fra le maglie del potere.

Seguiamo i veri eroi, impariamo a filtrare le informazioni.

Rosario Galatioto

 


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