Apologia della verità

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Verità: per definizione è una sola. Ogni cosa, circostanza, fatto, idea, o è vera oppure è falsa.

Relativismo

Una definizione semplice quella della verità. A meno che non si vuole aderire a quella posizione filosofica che nega l’esistenza di verità assolute. In tale caso, come anche nel caso in cui si teorizzi che una verità esiste ma non è conoscibile, riscontro un difficile approccio pratico alla vita di tutti i giorni. Ci si dovrebbe basare sul materialismo e neppure questo aiuta visto che si potrebbe dire di avere visioni non certe di ciò che si percepisce.

Amore della verità

Parto da me: amo la verità, la amo sul serio. Mi restituisce certezze e mi dispiace per coloro che non riescono a fondare il loro percorso di vita sulle certezze. Qualcuno critica questo atteggiamento: “Desiderare certezze è da deboli; colui che affronta la vita come se fosse al buio sempre compie uno sforzo titanico che lo rende più eroe.”

Wittgenstein

Secondo il relativismo, tutto è discutibile, la verità dipende da circostanze storiche, materiali e di luogo. Ad assecondare questo filone si incappa nel ragionamento di Wittgenstein secondo cui l’espressione umana non riesce a cogliere (come riesce meglio la logica) la totalità intrinseca delle cose.

Tensione alla verità

Se mai

Ho rispetto di ogni pensatore che si sia sforzato di addentrarsi in questa problematica. Ci scorgo, se fatto in modo rigorosamente onesto, la ricerca incessante di un metodo, per giungere al fine: trovare la verità. Perché lo scopo rimane quello. Vivere senza, mi dà l’idea di incompletezza o di assenza di significato. Ovvero, la mancanza di un compimento.

Io sono la Verità

Confesso

Senza condanne né assoluzioni

La problematica nel cristianesimo è superata a monte. Gesù stesso presenta la più forte delle dichiarazioni: “Io sono la via, la Verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.” (Gv. 14:6). Pertanto, tutto diventa semplice. Con Gesù Cristo, tutto ciò di cui necessita l’uomo e la domanda iscritta nel suo cuore, trovano totale soddisfazione. Nel suo vangelo, Giovanni, si rende testimone di un’altra affermazione di Gesù che completa quella sopra citata: ”Per questo io sono nato e per questo sono venuto al mondo: per rendere testimonianza alla verità”  (Gv. 18:37).

Verità

Nessuna di queste affermazioni è casuale. Col Cristianesimo, la Verità preesiste, non dipende dall’uomo, non è generata da lui, egli non può dominarla, manipolarla o cambiarla secondo le sue esigenze.

Talenti

Cosa dunque compete all’uomo? Molta chiara, a tal proposito è la parabola dei talenti (o parabola delle mine): Il padrone affida a tre diversi servitori dei “talenti” (monete), al primo cinque, al secondo due e all’ultimo uno solo. Al suo ritorno, il primo e il secondo hanno raddoppiato quanto era stato affidato loro e questo è molto gradito al padrone. L’ultimo ha ragionato in modo diverso. Temendo l’ira del padrone se lo avesse perduto nell’usarlo, ha preferito sotterrarlo per restituirlo tale e quale. Su di esso ricade la disapprovazione del padrone. In questa parabola c’è tutto il significato cristiano del senso di responsabilità richiesto. Conosciuta la Verità, essa non va tenuta per sé, ma di essa deve essere resa costante e continua testimonianza. E’ il dovere del cristiano: porgere la verità che ha conosciuto, diventare egli stesso testimonianza vivente.

Il mito della caverna

La responsabilità di testimoniare il vero è un fatto morale che è dentro la natura dell’uomo. Fa parte della morale naturale. Platone lo spiegava con qualcosa di simile ad una parabola, il mito, ovvero una storiella che chiarisce questo concetto con la medesima efficacia: quattro uomini sono rinchiusi dentro una caverna al buio sin dalla nascita. Vivono semplicemente così e conoscono solamente la luce che restituisce il fuoco. Pertanto essa rappresenta la massima luce. Uno di loro, in una sua giornata esplorativa nei cunicoli della caverna, arriva a scoprire una fessura che lo porta all’esterno e scopre la luce naturale, quella data dal sole. Si meraviglia e ritorna dai suoi tre amici. Avrebbe potuto tenere per sé questa scoperta. Invece, per come è il naturale istinto dell’uomo, corre dagli altri e rivela tutto quanto. Anche in questo caso viene fuori che la Verità, se conosciuta, va testimoniata.

Conseguenze

La storia di Platone continua: i suoi tre amici rifiutano la verità rivelata e piuttosto che verificarne la veridicità, preferiscono uccidere il quarto uomo e perseverare a vivere dentro una falsa verità. Accade così nella vita pratica: la verità, anche se rivelata, testimoniata, fornita e documentata, spesso è semplicemente scomoda. Non c’è logica, tornando a Wittgenstein, eppure accade. Tristemente accade.

Compagno di scuola

Nel percorso della vita, e’ bene accompagnarsi con chi ti restituisce il senso della verità o che quantomeno esprima lealmente la tensione ad essa. Certe scorciatoie e semplificazioni portano ad altro,  diverso dal senso della vita. Falsi indicatori e mode di pensiero tendono a cancellare questa preoccupazione, positivamente intesa. Piccoli traguardi intermedi, puramente strumentali alla ragione vera, per proprio errore, possono diventare e sostituirsi al fine ultimo delle cose. Ci si imborghesisce e si perde il motivo del percorso. Per dirla con Venditti: “…e il tuo impegno che cresceva forte in te…compagno di scuola, compagno di niente, ti sei salvato dal fumo delle barricate? Compagno di scuola, compagno per niente, ti sei salvato o sei entrato in banca pure tu?”

https://m.youtube.com/watch?v=C9E5my_x-JI

Negazione della verità

Diventa, pertanto, più comodo rinnegare la verità, anche quella spicciola sotto i propri occhi, piuttosto che ammettere il proprio limite. Parsifal, il nobile cavaliere che parte alla ricerca del Santo Graal, nella versione dei Pooh, si lascia conquistare da un dubbio: la evanescente dolce realtà lo conquista, simile al comportamento “fluido” tanto decantato da certuni e..”le tue armi al sole e alla rugiada hai regalato ormai”.

Dico a te, presunto uomo, a te che così facendo, ti senti “moderno” quando invece hai solo rinunciato a te stesso, alla tua stessa natura, sappi che “sacro non diventerai, qui si ferma il tuo cammino”.

https://m.youtube.com/watch?v=Jzv0PLnSnR4

Rosario Galatioto

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Rosario Galatioto

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