Ammaestrati

A vedere l’edizione di X Factor 2021/2022, viene da domandarsi se davvero occorre avere l’X Factor, il talento, oppure è appena sufficiente rendersi disponibili a veicolare il mainstream, artisti ammaestrati, quasi al pari di tante scimmiette obbedienti.

Creatività

La creatività cammina parallelamente all’arte, prevede una elevata dose di sensibilità, e, per quanto nel corso dei secoli, i mecenati l’abbiano indirizzato, di fatto non può restare imbrigliata nelle maglie del potere. Per l’artista, qualunque sia la sua arte, essa lo rende libero nel momento in cui egli manifesti il suo autentico sentire. può accadere che quella comunicazione non incontri il gusto altrui o non sia compresa, ma l’atto creativo in sé è per l’artista un bisogno espressivo difficilmente contenibile nei cliché.

X Factor

Mi aspetterei di vedere un programma di musica, nuovi talenti che si propongono e “giudici”, artisti navigati, che facciano da guide critiche. In quest’ultima edizione (ma anche nella precedente), il programma ha preso un’altra piega. Oltre alla musica (e i suoi contenuti) si veicolano quello che il mainstream vuole. La trasmissione esiste perché una emittente la manda in onda e la produce. Acquisire il diritto a saltare su quel trampolino comporta degli obblighi ormai “distanti” dal semplice talento, si deve essere disposti a farsi servi della voce del padrone.

L’uomo di Stanislaw Lem

Guardiamo il programma con autentica sofferenza. Ho cercato di immedesimarmi in questi ragazzi, mi sono domandato se almeno uno di loro abbia sentito quel “prurito” che vien fuori quando chi paga qualcosa ti dice cosa devi fare o dire. Accadde a tanti artisti: Jim Morrison, per quanto costretto a “cambiare” certe frasi dei suoi brani se ne infischiò altamente e dal palco tuonò come meglio gli piaceva. Li guardo, soprattutto negli attacchi della puntata, e vedo tanti piccoli esseri umani alla Stanislaw Lem in cui l’inizio di un bel viaggio interiore di ciascuno diventa un viaggio verso scelte rassegnate.

Tristezza

Ho tristezza per loro. Li vedo sensibili, entusiasti a varcare una soglia in cui potrebbero esprimere ciò che sentono dentro e invece alzo lo sguardo e vedo la grande mano che muove i fili. Se il potere vuole che si parli di un argomento, si parlerà di questo, se ne desidererà un altro, si farà come comandato. Quando arriveranno fuori di lì, a comandare resterà lo stesso padrone attraverso altre linee di comando. Vuoi lavorare? I contenuti li sceglie sempre qualcun altro.

Ho un appello: lasciateli liberi. Bocciateli, se volete. Ma non pretendete di riempire le loro bocche con pensieri non loro. l’estinzione dell’arte libera equivale all’estinzione della coscienza umana.

Rosario Galatioto

 


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